IL SOGNO ISTRUISCE PIU' DELLA REALTA' - LAVORI VOSTRI (in GIALLO gli originali, in VERDE le correzioni))

IN GIALLO I VOSTRI LAVORI E SOTTOSTANTI, IN VERDE, LE MIE CORREZIONI

Davide

Il tema del "sogno che istruisce anche più della vita" è presente in molte opere letterarie e

rappresenta un'idea antica e diffusa riguardo alla capacità dei sogni di fornire insegnamenti

e conoscenze che non possono essere acquisiti attraverso l'esperienza quotidiana. Nel caso

di Sigismondo, il sogno che fa rappresenta un'esperienza che cambia radicalmente la sua

vita e il suo modo di pensare.

Nel suo sogno, Sigismondo manifesta la sua natura cattiva e dimostra di essere un individuo

abbandonato a se stesso che ha vissuto lontano dalla civiltà. Questo sogno lo porta a

riflettere sulla sua condotta e a comprendere l'importanza della bontà e della giustizia.

Sigismondo capisce quindi che la felicità non può essere raggiunta attraverso il potere e il

controllo, ma solo attraverso l'amore e la virtù.

Il sogno diventa quindi per Sigismondo un'esperienza formativa, che gli permette di acquisire

una conoscenza profonda di sé stesso e del mondo che lo circonda. La lezione che impara

dal suo sogno è che la vita non può essere governata solo dalla ragione e dal potere, ma

richiede una visione più ampia.

In conclusione, il tema del "sogno che istruisce anche più della vita" nel caso di Sigismondo

rappresenta la capacità dei sogni di fornire una conoscenza profonda che non può essere

acquisita attraverso l'esperienza quotidiana. Il sogno diventa per Sigismondo un'esperienza

formativa che gli permette di acquisire una comprensione più profonda della vita e di se

stesso, e di apportare un cambiamento positivo nella sua condotta.

Il tema del sogno che istruisce anche più della vita è presente in molte opere letterarie e risale a  un'idea antica, già presente nella cultura greco-romana, secondo cui  i sogni possono essere fonte insegnamenti, addirittura rivelazioni,  che non si possono acquisire attraverso l'esperienza quotidiana. Nel caso di Sigismondo, il sogno  rappresenta a tutti gli effetti un'esperienza che cambia radicalmente la sua vita (vera),  il suo modo di pensare e di giudicare. 

Nel suo sogno, Sigismondo manifesta la sua natura cattiva e dimostra di essere un individuo abbandonato a se stesso che ha vissuto lontano dalla civiltà. Questo sogno lo porta a riflettere sulla sua condotta e a comprendere l'importanza della bontà e della giustizia. Sigismondo capisce quindi che la felicità non può essere raggiunta attraverso il potere e il controllo, ma solo attraverso l'amore e la virtù.

Il sogno diventa quindi per Sigismondo un'esperienza formativa, che gli permette di acquisire una conoscenza profonda di sé stesso e del mondo che lo circonda. La lezione che impara dal suo sogno è che la vita non può essere governata solo dalla ragione e dal potere, ma richiede una visione più ampia.

In conclusione, il tema del sogno che istruisce anche più della vita nel caso di Sigismondo rappresenta la capacità dei sogni di fornire una conoscenza profonda che non può essere acquisita attraverso l'esperienza quotidiana. Il sogno diventa per Sigismondo un'esperienza formativa che gli permette di acquisire una comprensione più profonda della vita e di se stesso, e di apportare un cambiamento positivo nella sua condotta.

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Stefano

Nella tragedia di Pedro Calderón de la Barca, "La vita è sogno", il protagonista Sigismondo rimane imprigionato per tutta la vita in una torre perché il padre Basilio, dopo aver guardato gli astri e il suo futuro, decide di rinchiuderlo per evitare problemi di qualsiasi tipo nel suo regno. Quando poi quest’ultimo deve affidare il regno al figlio, per evitare problemi, decide di sottoporlo ad un test: lo addormenta e lo fa svegliare nel regno, re. Esattamente come nelle predizioni non è un buon sovrano e quindi viene riaddormentato e riportato alla torre. Si risveglierà lì e penserà che l’accaduto sia solo un sogno. Il racconto finirà con la sua liberazione per via di una rivolta cittadina, per cui poi diventerà il sovrano, questa volta buono, dopo aver capito che la sua apparizione nella vita terrena è breve ed è quindi giusto impiegarla bene. Nel suo caso, i sogni sembrano migliori della vita reale perché, nella realtà, è imprigionato e privato della sua libertà da tutta la vita. Di conseguenza è logico che faccia dei sogni più belli della sua vita reale. Nei sogni, invece, può essere un re e può avere il controllo sulla sua vita e su quella delle persone intorno a lui. Tuttavia, alla fine si rende conto che sia il sogno che la vita reale sono entrambi veri e reali e che deve quindi imparare a gestirli, accettando le conseguenze delle sue azioni che si riflettono sulla vita quotidiana. I sogni possono offrire una fuga dalla realtà, un'ispirazione per nuove idee o persino una visione del futuro. Tuttavia, se ci si aggrappa troppo ai sogni e si nega la realtà, può diventare un problema. Infatti è importante trovare un equilibrio tra sogni e realtà, e usare i sogni come una risorsa per migliorare la vita reale. I sogni possono istruire più della vita reale, o meglio possono istruire prima: un sogno, se noi ci immaginiamo uno specifico momento e lo anticipiamo, può aiutarci nel capire che cosa fare e come muoversi, evitando problemi poi sul vero momento. Spesso si fanno certi sogni premonitori, che ci possono avvertire di qualcosa che accadrà o che ci fanno rendere conto di un problema che potrebbe esserci nella nostra vita reale.


Nel dramma di Pedro Calderón de la Barca, La vita è sogno, il protagonista Sigismondo si trova imprigionato dalla nascita in una torre, perché il padre Basilio, scrutando gli astri prima della sua nascita, ne ricava un nefasto responso sul suo futuro: il nascituro diventerà una minaccia per il regno e per lui. Quando poi Sigismondo, cresciuto sempre in cattività, diventa adulto, Basilio, pressato da circostanze contingenti relative alla necessità di scegliere un successore, decide di sottoporlo a una prova, volta a verificare se quanto suggerito dalla divinazione corrisponda al vero, ossia se Sigismondo sia davvero un soggetto mal inclinato: lo addormenta e lo fa svegliare nel regno, in veste di  re. Esattamente come nelle predizioni, egli non si comporta da buon sovrano, si abbandona facilmente all'ira e compie gesti sconsiderati: per questo viene riaddormentato e riportato alla torre. Lo stratagemma mira a fargli credere che il suo risveglio nella corte sia stato solo un sogno. Il dramma si conclude con la sua liberazione per via di una rivolta cittadina, che lo renderà legittimo sovrano, questa volta illuminato e generoso, in quanto istruito dal sogno a comprendere che la  vita terrena è breve ed è quindi giusto impiegarla bene. L'istruzione da parte del sogno nei confronti di Sigismondo consiste nel renderlo consapevole del fatto che sia il sogno che la vita reale hanno contenuti di verità, se non di realtà,  e che conviene imparare a gestirli, accettando le conseguenze delle proprie azioni, destinate a riflettersi sulla vita quotidiana. I sogni possono infatti offrire una fuga dalla realtà, ma anche un'ispirazione per nuove idee e persino una visione del futuro. Tuttavia, anche prestare  troppo fede  ai sogni e, per opposizione, negare la realtà, può diventare un problema. Fondamentale è trovare un equilibrio tra sogni e realtà, e usare i sogni come una risorsa  per migliorare la vita reale. I sogni possono insomma istruire più della vita reale, o meglio possono istruire prima: un sogno, che ci colloca in una situazione rispetto alla quale è necessario prendere decisioni, può aiutarci nel capire che cosa fare e come muoversi nella dimensione reale. 

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Giacomo

Il tema del sogno che istruisce più della vita è uno dei temi centrali del dramma”La vita è un sogno” di Calderon de la Barca. Nel personaggio Sigismondo, il drammaturgo spagnolo ha creato una figura che rappresenta in modo perfetto questo tema.

Sigismondo è un principe di Polonia che viene imprigionato dal padre a causa di una profezia che predice che il figlio lo ucciderà. Durante la sua prigionia, Sigismondo fa un sogno intenso che lo portano a interrogarsi sulla natura della realtà e della vita. Nel suo “sogno” ,si sveglia come principe e per rabbia delle menzogne che gli hanno raccontato uccide varie persone, ma alla fine si sveglia per scoprire che era un sogno. 

Sigismondo capisce che i suoi sogni gli stanno insegnando importanti lezioni sulla vita e sulla moralità. Inoltre, i sogni gli hanno permesso di superare i suoi limiti e di acquisire conoscenze e competenze che altrimenti non avrebbe mai avuto. Infine, Sigismondo ha imparato che i sogni sono solo una parte della realtà, ma possono essere una parte importante per aiutare le persone a raggiungere i loro obiettivi e a crescere come individui.

In conclusione il personaggio di Sigismondo nel”La Vita è Sogno” dimostra che spesso i sogni possono insegnare molto più della vita stessa. Possono offrire un’ulteriore dimensione di apprendimento e crescita personale che non può essere ignorata.


Il tema del sogno che istruisce più della vita è uno dei temi centrali del dramma La vita è un sogno di Calderon de la Barca. Con il personaggio di Sigismondo, il drammaturgo spagnolo ha creato una figura che rappresenta in modo perfetto questo tema. Egli è un principe di Polonia, che viene imprigionato dal padre Basilio fin dalla nascita, a causa di una sua lettura dei responsi delle stelle, in base alla quale il figlio si sarebbe impadronito con la violenza, uccidendo anche lui, del potere. Quando Sigismondo raggiunge, sempre in stato di prigionia, l'età adulta, Basilio architetta un piano per metterlo alla prova: lo fa risvegliare alla corte, come se avesse sempre vissuto lì, per fargli credere che la prigionia sia stata solo un sogno. Intende così verificare come si comporti realmente Sigismondo, il quale dà pessima prova di sé, compiendo atti violenti e ingiusti. Basilio provvede allora a farlo risvegliare nuovamente prigioniero, così che nuovamente valga l'interpretazione degli eventi appena accaduti nei termini di un sogno particolarmente vivido.

Sigismondo capisce, a quel punto, che i suoi sogni gli stanno insegnando importanti lezioni sulla vita e sulla moralità, permettendogli di superare i suoi limiti e di acquisire conoscenze che altrimenti non avrebbe mai avuto. Diventa insomma, grazie alle lezioni impartite dai sogni, un essere umano avveduto, generoso, attento agli altri, nonché un re che tutti potrebbero desiderare riconoscere come proprio sovrano.


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Alessandro Ga.

Il tema del "sogno che istruisce anche più della vita" è un elemento centrale del dramma di Pedro Calderón de la Barca, "La vita è sogno".

Il protagonista viene imprigionato dal padre, re di Polonia, fin dalla nascita a causa della profezia che avrebbe visto il principe come tiranno.

Per un esperimento del padre, Sigismundo passa una giornata credendo di essere re, ma poi al risveglio pensa di aver fatto solo un sogno; questa esperienza lo spinge a riflettere sulla natura della realtà e sulla verità dell'esistenza umana per comprendere la sua vera identità e il suo scopo nella vita.

Sigismondo si rende conto che la vita reale non è altro che una proiezione del nostro subconscio e che, quindi, siamo noi stessi a dover scegliere come vivere la nostra vita.

Il sogno che ha vissuto gli ha permesso di acquisire una saggezza superiore, ha quindi funzionato come un mezzo di istruzione, insegnandogli ciò che la vita reale non poteva.


Il tema del sogno che istruisce anche più della vita è un elemento centrale del dramma di Pedro Calderón de la Barca, La vita è sogno.

Il protagonista viene imprigionato in una torre dal padre, Basilio, re di Polonia, fin dalla nascita, a causa di una profezia, ch'egli stesso legge nelle stelle, secondo cui  il principe sarebbe diventato, una volta adulto, un temibile tiranno.

Al fine di provarne l'indole, quando ormai Sigismondo è adulto, Basilio architetta un piano per fargli trascorrere  una giornata credendo di essere re, e di aver sognato la condizione di prigioniero precedente. Il suo comportamento, nella giornata reale è pessimo e Basilio trova così confermate le sue aspettative. Procede quindi a far ricondurre Sigismondo, addormentato, nella torre. Una volta sveglio, egli è indotto a riflettere sulla natura della realtà e sulla consistenza dell'esistenza umana, ma anche sulla sua identità e sullo scopo e il senso della vita. Ne consegue che, nel bilancio complessivo del dramma,  il sogno permetta di acquisire una saggezza superiore e rappresenti  un vero e proprio mezzo di istruzione. 

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Andrea C.

Sigismondo ha sempre vissuto imprigionato in una torre fino al momento in cui il padre Basilio, facendogli pensare che stesse vivendo un sogno, lo fece diventare re per un giorno così da consolidare o sfatare la sua teoria secondo la quale se Sigismondo fosse salito al potere avrebbe portato alla rovina della Polonia. Durante quello che pensava essere un lungo e, per quello che riguarda solo e unicamente la sua persona, piacevole sogno, Sigismondo governa con violenza e brutalità, comportandosi come suo padre aveva sempre pensato che avrebbe fatto. Con il risveglio da questo sogno arriva per Sigismondo anche la consapevolezza di aver vissuto in sogno e, rinchiuso nella torre, inizia a riflettere sulla natura di quel sogno, della realtà e sulla sua stessa vita portandolo ad un grande cambiamento personale. La conferma di questo cambiamento la si può notare quando, alla fine della sua prigionia, diventa re di Polonia e si guadagna il rispetto di tutti i sudditi comportandosi esattamente all’opposto di quanto profetizzato dal padre. Alla luce di questi avvenimenti non si può affermare che sia il sogno ciò che ha fatto cambiare il modo di pensare di Sigismondo in quanto effettivamente tutti i suoi ragionamenti sulla vita sono avvenuti in un momento posteriore al sogno, ma ciò che è innegabile è che la causa di questi ragionamenti sia stato il sogno che ha vissuto.


Sigismondo ha sempre vissuto imprigionato in una torre fino al momento in cui il padre Basilio, facendogli pensare che stesse vivendo un sogno, lo fece diventare re per un giorno, così da consolidare o sfatare la sua teoria secondo la quale se Sigismondo fosse salito al potere sarebbe stato un sovrano tirannico e violento. Durante quello che pensava essere un lungo e, per quello che riguarda solo e unicamente la sua persona, piacevole sogno, Sigismondo governa con violenza e brutalità, comportandosi come suo padre aveva sempre pensato che avrebbe fatto. Nuovamente risvegliato nella torre, secondo i piani di Basilio, Sigismondo ha la possibilità di riflettere a fondo su che cosa significhi sognare e sulle caratteristiche della realtà, ovvero su come essa condivida non poco della natura del sogno, per quanto attiene alla labilità e fugacità delle cose che si crede appartengano una volta per tutte. L'insieme di queste riflessioni lo conduce a un grande cambiamento personale, la cui conferma si può notare quando, conclusa davvero la sua prigionia per via di una rivolta che lo libera, diventa re di Polonia e si guadagna il rispetto di tutti i sudditi comportandosi esattamente all’opposto di quanto profetizzato dal padre, anche nei suoi confronti. Alla luce di questi avvenimenti, non si può affermare che sia il sogno ciò che ha fatto cambiare il modo di pensare di Sigismondo, in quanto effettivamente tutti i suoi ragionamenti sulla vita sono avvenuti in un momento posteriore al sogno, ma ciò che è innegabile è che la causa di questi ragionamenti sia stato il sogno che ha vissuto.

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Luca

Il sogno fa riflettere Sigismondo sulla natura illusoria della realtà e della vita stessa. Il protagonista capisce che il sogno gli ha mostrato la verità sulla sua vita e sul suo ruolo come sovrano, e che ciò che egli aveva creduto essere reale era solo una costruzione della sua mente.

Il sogno diventa quindi un mezzo attraverso il quale Sigismondo impara ad accettare la sua vita e il suo destino, e ad assumere il suo ruolo con responsabilità e saggezza. Egli comprende che la vita è temporanea(più che la vita sono proprio le ricchezze o le cose che si acquisiscono nella vita a essere effimere/temporaneo) e che la felicità non può essere trovata solo nel potere e nella ricchezza, ma nella conoscenza di sé e nella realizzazione del proprio scopo nella vita.

Il sogno di Sigismondo quindi rappresenta la necessità di un’ auto-riflessione per comprendere la propria vita e il proprio essere.

Pensare che tutti siano in questo stato di sonno perenne, lo aiuta a decidere di comportarsi bene, in quanto non servirebbe a niente essere violenti dato che questa lo aveva già portato a uccidere un essere umano.


Il sogno fa riflettere Sigismondo sulla natura illusoria della realtà e della vita stessa. Il protagonista capisce che il sogno gli ha mostrato la verità sulla sua vita, nonché sul suo ruolo come sovrano, mettendolo di fronte a una sorta di esperimento diretto di quello che spesso accade nella realtà: che si perda, da un momento all'altro, qualcosa che si credeva di aver ricevuto per sempre.

Il sogno diventa quindi un mezzo attraverso il quale Sigismondo impara ad accettare vita e destino, e ad assumere il suo ruolo con responsabilità e saggezza. Egli comprende che non solo la vita è temporanea, ma lo sono i beni, le ricchezze e le condizioni, di potere o di soggezione. Di qui la considerazione che la felicità non risieda nelle condizioni materiali ma, fondamentalmente, nella conoscenza di sé e nella realizzazione del proprio scopo nella vita.

Il sogno di Sigismondo istruisce dunque in merito alla necessità di condurre una riflessione approfondita e costante, per non lasciarsi vivere a caso ma determinare se stessi in ogni istante.

Pensare che tutti gli esseri umani siano coinvolti in un sogno permanente, lo aiuta a decidere di comportarsi bene, per dare comunque un senso e un valore a quel che si è e a quel che si fa.

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Lorenzo

La trama di “la vita è sogno” ruota attorno alla figura di Sigismondo, principe di Polonia, che viene rinchiuso in una torre dal padre perché preoccupato dalla profezia che prevede la sua futura tirannia. Durante la prigionia, Sigismondo vive segregato, dunque la sua vita è basata sui sogni, mentre quando viene liberato  e portato a corte  passa da vivere di sogni a vivere la realtà, comportandosi in maniera violenta e tirannica. Dopo una serie di avvenimenti, Sigismondo si ritrova di nuovo prigioniero e ripensa nuovamente che la sua vita è solo un sogno, dato che lui crede che il suo trasferimento a corte non sia mai avvenuto nella realtà.La realtà dunque la creiamo noi con la nostra mente e dipende dal contesto in cui viviamo e dalla consapevolezza di quello che vediamo, chiunque fosse segregato vivrebbe di sogni perché la realtà è troppo restrittiva e imposta per essere qualcosa di effettivamente reale.Solo alla fine del “ La vita è un sogno” Sigismondo comprenderà davvero il significato della parola realtà, perché dopo essere stato liberato inizierà la sua nuova vita in libertà.Quindi il sogno non influisce sul comportamento di Sigismondo, perché in realtà quello che lui crede sogno era la realtà, dunque è la realtà che ha creato in lui un cambiamento.


La trama di La vita è sogno ruota attorno alla figura di Sigismondo, principe di Polonia, che viene rinchiuso in una torre dal padre Basilio, preoccupato dalla profezia che prevede la sua futura tirannia. Durante la prigionia, Sigismondo vive segregato, impossibilitato a sperimentare relazioni umane, esclusa quella con il suo precettore Clotaldo.  Quando Basilio, deciso a mettere alla prova la personalità di Sigismondo, lo fa portare a corte addormentato, facendogli credere che il periodo precedentemente vissuto sia stato un sogno, lo sottopone a una specie di prova del sogno, che sortisce un ottimo effetto finale su Sigismondo. Quando infatti egli, per essersi comportato molto male (nonché come previsto dalle letture delle stelle condotte da Basilio), viene reso  di nuovo prigioniero ed è quindi indotto a pensare che la sua vita è solo un sogno, iniziano a svelarsi molti aspetti del reale, che prima gli erano ignoti. In particolare, Sigismondo si rende conto del fatto che ognuno ha una precisa responsabilità in relazione al contesto in cui vive e che i margini di libertà del singolo sono fortemente determinati da questo: di qui la sua sorprendente (per tutti, ma non per lui, istruito dal sogno) generosità, che certo deriva dal fatto di essere stato costretto a riconoscere come nessun possesso, nessuna condizione  sia destinata a durare per sempre e tutto si possa estinguere da un momento all'altro senza che si possa far nulla per evitarlo. 

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Martina


Il ruolo del sogno, sorta di personificazione per tutto il corso del dramma, è a ben vedere ben più reale della realtà nella quale gli eventi si susseguono. Potremmo dire che sia proprio nel sogno, o sarebbe meglio dire nella messa in scena del sogno, che Sigismondo impara che cosa comporti sognare e cosa comporti vivere .

Lo scenario del sogno è studiato da Basilio per non prostrare il suo povero figlio nel caso in cui lo scontro con il reale, inteso come ciò che c’è sempre stato dietro le mura della torre, scateni una reazione incontrollata di Sigismondo che dunque si rivelerebbe un vero tiranno, così come le stelle avevano, a detta del sovrano, già predetto.

Quello che però risulta chiaro è che sogno e realtà vengono mescolati e per questo alla fine disconosciuti da Sigismondo. Inizialmente quest’ultimo è sicuro di trovarsi in un contesto reale e di essere stato per una vita intera tenuto segregato in una torre. È qui che viene per la prima volta sperimentata la vita e la realtà che però finisce per scomparire in un batter d’occhio. Al risveglio tutto quello che per Sigismondo era stato vero sembra ora esser stato solo una chimera, un’illusione, dalla quale il protagonista impara immediatamente una lezione. In primo luogo comprende che il sogno è qualcosa di straordinario nel quale può addirittura esistere la libertà di stare al mondo, lontano da torri e frustrazioni, in secondo luogo comprende il funzionamento, il meccanismo che sta alla base del sogno. Per poter continuare a starci dentro occorre comportarsi con una certa mitezza. I sogni migliori finiscono quando si perde il controllo di se stessi, quando si prova paura, quando spuntano fuori i propri demoni interiori che sfuggono dal controllo. Insomma il finto sogno è riuscito ad insegnare a Sigismondo la mitezza, nonché l’arte di saper scegliere come comportarsi in relazione alle conseguenze delle proprie azioni.  


Il ruolo del sogno, presenza consistente, quasi un personaggio, per tutto il corso del dramma, è a ben vedere ben più consistente di quello svolto dalla realtà, nella quale gli eventi si susseguono. Potremmo dire che sia proprio nel sogno, o sarebbe meglio dire nella messa in scena del sogno, che Sigismondo impara che cosa comporti sognare e cosa comporti vivere.

Lo scenario del sogno è studiato da Basilio per non prostrare il suo povero figlio nel caso in cui lo scontro con il reale, inteso come ciò che c’è sempre stato dietro le mura della torre, scateni una reazione incontrollata di Sigismondo che dunque si rivelerebbe un vero tiranno, così come le stelle avevano, a detta del sovrano, già predetto.

Quello che però risulta chiaro è che sogno e realtà vengono mescolati e per questo alla fine disconosciuti da Sigismondo. Inizialmente quest’ultimo è sicuro di trovarsi in un contesto reale e di essere stato per una vita intera tenuto segregato in una torre. È qui che viene per la prima volta sperimentata la vita e la realtà che però finisce per scomparire in un batter d’occhio. Al risveglio tutto quello che per Sigismondo era stato vero sembra esser stato solo una chimera, un’illusione, dalla quale il protagonista impara immediatamente una lezione. In primo luogo comprende che il sogno è qualcosa di straordinario, nel quale può addirittura esistere la libertà di stare al mondo, lontano da torri e frustrazioni; in secondo luogo comprende il funzionamento, il meccanismo che sta alla base del sogno. Per poter continuare a farne parte occorre comportarsi con una certa mitezza. I sogni migliori infatti finiscono quando si perde il controllo di se stessi, quando si prova paura, quando spuntano fuori i propri demoni interiori che sfuggono dal controllo. Insomma il sogno fittizio, la trovata di Basilio, è riuscito ad insegnare a Sigismondo la mitezza, nonché l’arte di saper scegliere come comportarsi prevedendo le conseguenze delle proprie azioni.  

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Alessandro Gi.

Un sogno, o almeno presunto tale, è al centro della vicenda, a sognare, o almeno a credere di farlo, è Sigismondo, spinto a questionare i propri sensi in ogni momento. All’interno del presunto sogno, che si distacca molto per natura dai sogni veri e propri essendo artificio del padre, Sigismondo libera la sua furia dettata dal senso di ingiustizia che la sua situazione di principe che non fu trasuda, sfociando in violenza e arroganza rivolta ai danni di chi lo circonda. Tuttavia, al suo risveglio nuovamente all’interno della sua prigione segue una profonda riflessione sulla natura di quanto appena sognato, o vissuto, che lo porta a raggiungere la consapevolezza della volatilità della vita e di come, improvvisamente, ci si possa risvegliare da questa, essendo nient’altro che un sogno, liberandolo così, dal risentimento scaturito dall'essere l'unico a subire l'ingiustizia di essere privato del suo, presunto, diritto di nascita, portandolo infine a seguire una condotta misericordiosa. 


Un sogno, o almeno presunto tale, è al centro della vicenda: a sognare, o almeno a credere di farlo, è Sigismondo, spinto a mettere ripetutamente in discussione quanto gli restituiscono i sensi e il proprio senso della realtà. All’interno del presunto sogno, che si differenzia molto per natura dai sogni veri e propri, essendo artificio del padre, Sigismondo libera la sua furia, alimentata dal senso di ingiustizia che la sua (reale) situazione di prigioniero determina, sfociando in violenza e arroganza rivolta ai danni di chi lo circonda. Tuttavia, al suo risveglio nuovamente all’interno della sua prigione, segue una profonda riflessione sulla natura di quanto appena sognato, o vissuto, che lo porta a raggiungere la consapevolezza della volatilità della vita e di come, improvvisamente, ci si possa risvegliare da questa, rivelatasi nient’altro che un sogno. Un primo effetto è la liberazione dal risentimento scaturito dal credersi l'unico a subire l'ingiustizia di essere privato del suo, presunto, diritto di nascita; ma un secondo, ancor più rilevante, risultato coincide con  l'assunzione da parte sua di una condotta misericordiosa, sorprendente per tutti, compreso il padre, che si vede così superato da lui nella funzione educatrice che si era assegnato. 

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Camilla

Ne "La vita è sogno" di Calderon de la Barca vi è uno scontro con riflessioni filosofiche come la vita umana intesa come percorso verso la conoscenza, il passaggio che porta alla pura razionalità, con un chiaro riferimento a Platone e il mito della caverna.

Secondo Platone, la conoscenza è proporzionale all'essere; tra essere e non-essere c'è una conoscenza intermedia che, in questo contesto, può essere rappresentata dal sogno.
E' presente una sostanziale equiparazione tra vita e sogno in seguito al risveglio del principe, Sigismondo, nella sua torre. Lui si limita a dominare i propri istinti per timore che possano indurlo a compiere azioni che gli si ritorcano contro.
Inoltre, l'incontro con Rosaura per la terza volta rappresenta il punto di convergenza tra la "realtà" del sogno e la realtà effettiva. E' presente un dilemma tra vita e sogno che assume un livello metaforico. 
Il principe decide di abbandonare la sua conoscenza sensibile per affidarsi a quella intellegibile "sono dunque tanto simili ai sogni le glorie, che quelle reali sembrano false, e quelle simulate, vere? Così poca differenza c'è tra le une e le altre, che si deve discutere per sapere se ciò che si vede e si gode è verità o menzogna?"

Calderon de la Barca non presenta solo riflessioni astratte o riferimenti filosofici, ma fa riflettere a domande esistenziali.

Ne La vita è sogno di Calderon de la Barca è riconoscibile la presenza di svariate  riflessioni filosofiche, una delle quali risale sicuramente a Platone e al suo mito della caverna, in particolare al percorso di conoscenza che porta a riconoscere, di là dall'apparenza, la sostanza della realtà. Secondo Platone, la conoscenza è proporzionale all'essere; tra essere e non-essere c'è una conoscenza intermedia che, in questo contesto, può essere rappresentata dal sogno. Nel dramma è presente una sostanziale equiparazione tra vita e sogno in seguito al risveglio del principe, Sigismondo, nella sua torre, dopo aver sperimentato la vita di corte sotto forma di simulazione voluta dal padre per metterlo appunto alla prova. Ritrovandosi nuovamente prigioniero, Sigismondo riflette su quello che gli sembra sia accaduto e ne ricava precisi insegnamenti, che diventano per lui indicazioni esistenziali precise, alle quali attenersi nel futuro e ove gli fosse data un'altra occasione di sognare

Analogamente avviene per quanto concerne  l'incontro con Rosaura per la terza volta: un punto di convergenza tra la realtà del sogno e la realtà effettiva. A questo si aggiunge  l'evidenza di un'analogia profonda  fra vita e sogno:  sono dunque tanto simili ai sogni le glorie, che quelle reali sembrano false, e quelle simulate, vere? Così poca differenza c'è tra le une e le altre, che si deve discutere per sapere se ciò che si vede e si gode è verità o menzogna? Labili e caduchi, i successi come gli insuccessi  non possono essere considerati la vera essenza esistenziale: conviene piuttosto concentrarsi sulla possibilità di essere per gli altri fonte di benessere e felicità, proprio come fa Sigismondo al termine del dramma, avvalendosi del suo potere sovrano finalmente beninteso. 



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